Giustino Borzacchiello, sviluppatore web e organizzatore del meet-up, ha tenuto uno speech in cui ha spiegato le opportunità di guadagno che offre WordPress, utile ormai a creare qualsiasi sito. WordPress non è meno sicuro di altri CMS o di un sito fatto in codice proprio.

Martedì 14 Marzo, al WP Meetup Milano, è stato trattato il tema “La WordPress Economy: come e quanto si guadagna con WordPress?”; uno speech in cui Giustino Borzacchiello, sviluppatore PHP e organizzatore del WP Meetup Milano, ha enunciato cinque modi per fare business col più famoso CMS.

Introducendo l’intervento Borzacchiello ha citato un dato molto interessante: il 26% dei siti in tutto il mondo è costruito con WordPress: in pratica più di un sito su quattro.
Del resto oggi, con WordPress, è possibile sviluppare non solo dei blog, funzione con cui è nato ed è oggi ancora noto, ma anche siti vetrina ed e-commerce.

E sono molte le aziende che hanno fatto parecchi soldi su WordPress: in un articolo Scott Bolinger ha fatto delle stime sui guadagni di queste. Borzacchiello, leggendo tale articolo, ha cercato di capire quali fossero i modi per guadagnare ed è giunto a 5 modalità.

Cinque modi per guadagnare con WordPress

1. Agenzia di sviluppo web

È la modalità più semplice: un cliente chiede un sito e l’agenzia si preoccupa di progettarlo e realizzarlo tenendo conto delle esigenze del cliente. I clienti possono essere di vari livelli: dalla panetteria sotto casa alla grande multinazionale: ovviamente il guadagno che ne deriva dipende dal livello del cliente.

Ci sono alcune aziende importanti che fatturano con WordPress: 10Up, Human Made, Crowd Favorite. Per capire l’importanza di queste aziende basti pensare che, tra i loro clienti, troviamo la National Geographic, la Sony, la Disney, AirB&B, Skype, Microsoft.

Una stima del fatturato di 10Up si aggira a 10mln $ all’anno.

Il punto di forza di queste agenzie sta nell’investimento nelle attrezzature e nel personale che permette di seguire al meglio il cliente di grosse dimensioni e di riuscire a soddisfare pienamente le sue esigenze.

2. Prodotti

Temi premium

Fare un bellissimo tema con un bel design e venderlo tramite un marketplace o il proprio sito.

Per il marketplace il problema consiste nella saturazione del mercato: gli autori nella top 10 delle vendite di temi sul marketplace più famoso, Themeforest, si sono iscritti tra il 2009 e il 2013, nel periodo in cui il marketplace è nato e si è sviluppato maggiormente. Ci possono, però, essere delle strategie per aggirare questo ostacolo.

La prima è quella di buttarsi sui mercati di nicchia: per esempio vendere un tema adatto per ristoranti vegani.

Costruire degli strumenti che si integrino negli altri temi può essere un altra possibilità: slider, builder, ecc… . È sempre più frequente, ad esempio, – nota mia personale – trovarsi temi che utilizzano e ti forniscono, compreso nel prezzo, il Visual Composer: un plugin che costa sui 35€, circa. Il concetto di questa strategia è aiutare gli autori di temi premium.

La strategia più valida di tutte, “la gallina dalle uova d’oro”, è quella di fare supporto. Più un tema è venduto maggiori sono le persone che incontreranno difficoltà nell’utilizzo. Ipoteticamente un tema che fa 300mila vendite potenzialmente si trova fino a 300mila richieste di assistenza. Va da se che in questo caso l’autore del tema abbia bisogno di “esternalizzare” il servizio di supporto.

Sono stati citati casi di vendite elevate sul marketplace: Avada Theme ha superato le 300mila vendite a 60$ l’una, quindi si calcola un ricavo di 18milioni, di cui il marketplace preleva il 30%, quindi il ricavo netto è 12600000 $. Un altro è XTheme con 9milioni totali.

È sempre possibile vendere i temi tramite un proprio sito: da una parte non si deve la percentuale sui ricavi al marketplace, dall’altra però si rinuncia a un pubblico esteso come quello di ThemeForest.

Un esempio è Themeisle. Il primo anno non hanno guadagnato un dollaro, nei primi sei mesi del secondo anno hanno guadagnato sui 1000$, ma poi nel terzo e nel quarto la cifra si attesta a 60000$ al mese. Il 60% delle vendite arriva dal tema Zerif Lite.

Plugin

Si tratta di creare un plugin e venderlo, sul proprio sito o su un marketplace (es. EnvatoMarket). Ci sono alcune strategie interessanti.

Rilasciare una versione free del plugin, più limitata, e vendere una versione premium, con maggiori funzionalità.

Rilasciare una versione free e creare degli add-on a pagamento (come ENVIRAGALLERY).

Rilasciare il plugin con tutte le funzionalità ma solo per un periodo limitato giorni, dopo di che il plugin si disattiva, a meno che l’utente lo acquisti. Chiaramente in questo caso il core deve essere installato su un server diverso da quello del dominio che lo utilizza.

Creare estensioni per plugin sviluppati da altri e molto popolari, fornendo loro delle funzionalità in più. Woocommerce ne è un esempio: un plugin gratuito ma molto popolare e, per tale ragione, ne vengono sviluppate diverse estensioni a pagamento.

Alcuni esempi di plugin che vendono molto:

  • Yoast Seo: molto popolare ed utilizzato per migliorare il seo di un sito; si stima che nel 2015 abbia fatturato qualcosa come 2milioni
  • Pippin’s Plugins, azienda che produce plugin di vario genere fattura 1milione
  • Ithemes, nata nel 2009, nel 2015 è arrivata a più di 1milione di fatturato

Borzacchiello ha voluto rassicurare i presenti che queste aziende oggi hanno un fatturato elevato, ma molte di loro sono partite da una sola persona e che col tempo è arrivata la crescita: quindi c’è spazio per chiunque voglia provarci.

Vendita Saas

Si tratta di vendere un accesso a un software. In pratica una persona paga mensilmente o annualmente l’accesso: alla scadenza, nel caso in cui non ci sia il rinnovo, le vengono chiusi gli accessi. Il vantaggio di questa modalità consiste nel prevenire la pirateria in quanto è impossibile praticarla con un software non posseduto dall’acquirente.

Un caso che riguarda Wordrpess è wordpress.com. Questo servizio offre un server su cui è già installato il cms e l’utente deve solo preoccuparsi dei contenuti: non si deve quindi installare WordPress e gestire i database. Il pagamento avviene mensilmente e la fatturazione è annuale. Esiste anche un piano più limitato ma gratuito. Inoltre vende altri suoi prodotti che permettono, ad esempio, di fare il backup del sito o di apportare una serie di migliorie. Si stima che il suo fatturato si stima su 1-2 miliardi.

Troviamo anche ManageWp, un software che, una volta effettuata l’iscrizione, permette di gestire più siti contemporaneamente. Quest’azienda è stata acquisita da GoDaddy e fattura circa 4 milioni annui.

Un sito molto interessante è PressBooks che permette di scrivere un libro e di esportarlo in .pdf o in formato per e-book. Iscrivendosi si ha la solita dashboard di WordPress e i post sono sostituiti dai capitoli. Alla fine il tutto può essere esportato in .pdf o in un file per e-book.

3. Servizi

I servizi sono utili alle aziende per creare e mantenere i loro prodotti. Esempi sono “da .psd ad html”, “da .psd a tema WordPress”, “Se hai un’idea per un plugin io te lo sviluppo”, “Ti serve aiuto con WordPress? Contattaci e noi ti aiuteremo”.

Alcune aziende di servizi su WordPress sono WPCurve, con un fatturato di 64000$ al mese, Codeinwp, 30000$ al mese, SosWp.

4. Hosting

Si tratta di offrire servizi di hosting ottimizzati per WordPress. Esistono diversi provider che offrono hosting ottimizzati, quindi già preconfigurati per l’installazione di WordPress; ci sono poi provider specializzati che offrono solo hosting per WordPress, come WPengine.

Negli ultimi anni gli hosting stanno entrando nel mercato dei prodotti, creando un ecosistema. Un esempio è GoDaddy che ha acquisito manageWp e WPCurve che, rispettivamente, permettono di gestire più siti in WordPress e di avere un supporto per il CMS. Quindi un provider fornisce un hosting e un supporto completo per il proprio sito.

Siteground, altro esempio, offre anche un servizio di backup, quindi il cliente non deve pagare un plugin aggiuntivo per questo.

Chi decide di sviluppare plugin deve tenere presente questo fatto e, magari, giocando d’anticipo, offrire qualcosa di potenzialmente utile ai servizi di hosting.

5. Membership

WordPress ormai è fruibile a tutti, non solo a chi si occupa di siti web, pertanto può costituire una possibilità di guadagno per tutti. La membership consiste nell’abbonamento a un giornale, dietro un abbonamento mensile.

Un esempio di questa modalità di business è Post Status, una rivista online dedicata a WordPress.

Con l’abbonamento si ha accesso a tutti gli articoli riservati, ogni settimana si riceve una mail su tutto quanto è successo riguardante WordPress, oltre a poter interagire con gli altri membri della community.

Largo alle idee ed essere curiosi

Quelli qui citati sono casi di idee di prodotti sviluppati sempre meglio; l’esecuzione dell’idea vale più dell’idea stessa, ossia è meglio un idea meno bella ma sviluppata bene piuttosto che il contrario.
Lo sviluppatore, secondo Borzacchiello, deve essere curioso e non chiudersi nel suo guscio.

Un programmatore non può permettersi di ignorare tutto di design così come i designer devono avere dei concetti di sviluppo. Le migliori idee spesso vengono a chi ha una formazione mista.
La fortuna di chi svolge questo lavoro consiste nell’assenza di materie prime, i computer sono potentissimi, WordPress è gratis e per imparare a scrivere qualche riga di codice non ci vuole molto tempo, anche se il perfezionamento richiede anni.

Il successo di WordPress

WordPress è un progetto open-source e molte aziende, tra quelle citate negli esempi, dedicano parecchio tempo per migliorare WordPress: sponsorizzano i meetup e i WordCamp, suggeriscono proposte e segnalano malfunzionamenti, quando non intervengono sul codice per migliorarlo.

WordPress è una grande comunità composta da molte persone che si possono conoscere frequentando i meetup e i wordcamp, occasioni in cui si possono prendere molti spunti per nuove idee da realizzare.
Le buone idee non sono mai finite. Quando viene affermato il contrario ecco che ne nasce una nuova. Bisogna spingere nel creare nuove cose. Bisogna provarci!

I rischi di investire in WordPress

Terminato l’intervento di Borzacchiello sono iniziate le domande dei partecipanti. La prima è stata quali sono i rischi che si corrono investendo in WordPress, specie dal punto di vista della concorrenza e della sicurezza.

La risposta è stata che è importante comunicare al meglio col cliente, non soffermandosi solo sul preventivo ma chiarire che la costruzione del sito è un percorso e che per la buona realizzazione serve questo, questo questo e quest’altro, giustificando tutto quello che gli si viene venduto.

Quanto alla sicurezza Borzacchiello è partito con la teoria in voga negli anni ‛90, secondo cui il codice chiuso garantirebbe maggiore sicurezza al programma in quanto chi volesse violarlo non sarebbe a conoscenza di quello che ci sta dietro. In realtà non è così, vengono violati anche tali programmi e poche persone ci lavorano dietro e possono mettere le patch per risolvere il problema.

Su WordPress lavora una vasta comunità di persone e, dato che è installato su tanti siti, gli attacchi da questi subiti fanno molto rumore. Quello che non viene detto è che molti di questi siti, nel migliore dei casi, hanno WordPress, temi e plugin non aggiornati, in casi peggiori troviamo hosting abbandonati del tutto.

WordPress in realtà non è meno sicuro di altri CMS come Drupal e, certamente, è più sicuro di un sito scritto in codice proprio. Il team di sicurezza di WordPress risolve il bug nel giro di ore.
Altri organizzatori dalla platea hanno risposto che nessun software è esente da difetti; per tutti vale la regola che ogni riga di codice fa crescere esponenzialmente il rischio di bug. Inoltre, con la chiusura, non hai la possibilità di esaminare il codice e se ci fossero delle falle di sicurezza non sarebbe possibile scovarle, mentre, nel caso dell’open-source, le falle sono riscontrabili da ricercatori e programmatori che le comunicano riservatamente al team di sviluppatori preposto, affinché siano risolte.

Un altro partecipante è intervenuto portando la sua esperienza di un’installazione di un tema. Voleva togliere i credits presenti nel footer ma, di default, a questo scopo doveva acquistare un add-ons. Invece ha optato per modificare il codice PHP, commentando la parte interessata. Si chiedeva se legalmente fosse possibile farlo e gli è stato risposto che è un suo diritto in quanto la licenza è GPL, quindi è un software open-source. Tuttavia Borzacchiello ha affermato che per un progetto gratis può costituire un motivo d’orgoglio aver trovato qualcosa di già pronto gratuito ed è un modo per fare pubblicità a chi ha sviluppato il tema.

WordPress è una grande community e conoscerla è un’opportunità

Chi scrive questo articolo è da poco che frequenta la comunità locale di WordPress, ma l’impressione che ho è di portare a casa sempre qualcosa di interessante e utile nel percorso professionale; è bello condividere questa passione con chi ce l’ha e la coltiva da parecchio tempo. A chi volesse approfondire WordPress e conoscere cosa ci sta dietro consiglio di partecipare ai meet-up. Chi lavora nel campo dello sviluppo web non può accontentarsi dei manuali.

 

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