Quando una persona decide, o sta pensando di fare un sito, la prima domanda che si pone è “Cosa metto nel mio sito?“. Fa molto bene a chiederselo poiché il contenuto deve essere il primo pensiero di chi vuole lanciarsi nell’avventura.

Nel mondo del web si dice “Content is King”, il contenuto è re. Infatti è proprio il contenuto ad essere determinante per il successo di un sito; chi arriva su una pagina vuole quello che cerca e subito: un’informazione, un video, una foto o un’intera gallery, un modulo di contatto, qualsiasi cosa che risponda alla sua esigenza in quel momento. Pertanto è inutile “gonfiare” il sito con effetti grafici pesanti: rallenteranno il caricamento e l’utente se ne andrà insoddisfatto per non aver avuto quello che ha cercato.

In questo articolo voglio dare alcuni suggerimenti sul cosa mettere: valgono in generale ma i contenuti variano molto in base al progetto che si ha.

Qual è lo scopo?

Prima ancora di capire cosa metterci bisogna chiarirsi lo scopo da raggiungere. Posso voler fare diverse cose: condividere una passione, pubblicizzare la mia attività, vendere i miei prodotti, dare un determinato servizio, … .

In base agli obiettivi da raggiungere si progetterà un sito che abbia una struttura adeguata.

Individuare il target

Una volta individuato lo scopo, pensiamo a chi può interessare la nostra proposta. Per esempio, se creo delle bambole mi rivolgerò a un pubblico di donne adulte o bambine, a seconda del tipo di bambole, se faccio un blog sui fiori “parlerò” a chi ha la stessa passione o a chi si dedica al proprio giardino, se sono un avvocato, e voglio farmi conoscere, scriverò articoli di natura legale per coloro che desiderano avere chiarimenti su determinate questioni, nella speranza che mi arrivino clienti.

In base al target tratterò certi argomenti, userò un determinato linguaggio, farò scelte grafiche mirate, magari implemento anche delle funzionalità aggiuntive (non sono sempre necessarie, specie in un sito amatoriale). In un blog sui fiori, ad esempio, userò termini piuttosto “dolci” e non il burocratese di un avvocato, tenderò a usare colori e font che richiamino il concetto di natura, ecc.

Dal target dipenderanno tutte le scelte da compiere nello sviluppo del sito e nella sua diffusione, quindi i contenuti dovranno tenere conto di tutto quanto.

Cosa non può mancare

Fermo restando che il “cosa va messo” varia in base allo scopo e al target del sito, ci sono alcuni contenuti che non possono mancare.

Anzitutto chi approda sul nostro sito deve capire subito l’argomento principale, poi vorrà conoscerci meglio e farsi un’idea precisa di cosa offriamo. Così avremo bisogno di una presentazione di noi stessi, di come ci siamo avvicinati a quella passione o a quella professione, cosa ci spinge a farla.

È molto importante trasmettere in modo chiaro cosa vogliamo offrire ai nostri utenti; un professionista descriverà nel dettaglio i servizi garantiti, chi vende degli oggetti li pubblicherà organizzati in categorie con tanto di fotografie dettagliate, perché il cliente non può vedere in anticipo cosa sta per acquistare, chi tiene un blog di viaggi curerà bene gli articoli, ben categorizzati, con la possibilità di commentare. Per mostrare in modo concreto il proprio modo di lavorare può essere utile, laddove è possibile, un portfolio, cioè una carrellata di lavori fatti per altri clienti.

Soprattutto per un professionista non possono mancare le informazioni di contatto e, perché no, un bel modulo che rende più semplice inviare un messaggio e lasciare i propri dati personali. Se si esercita in una sede fisica vanno messi l’indirizzo e una mappa di Google (meglio se si è registrati e in possesso di un segnalino col nome della propria attività).

Può esserci anche una parte di blog; in alcuni casi è decisamente consigliata, in altri no. Escludendo, ovviamente, chi vuole pubblicare articoli e basta, dipende tutto dall’argomento principale del sito. Facciamo qualche esempio.

Un avvocato deve tenerlo poiché la materia legale ha a che fare con diversi argomenti ed è sempre in evoluzione, uno psicologo userà il blog per parlare di problemi molto specifici e di differente natura, un geometra scriverà articoli sulle novità in materia edilizia. Un ristorante, invece, non ne ha bisogno perché chi va è interessato, anzitutto, a capire com’è il locale e quali piatti vengono cucinati. Inoltre scrivere articoli porta via al proprietario, o a chi per esso, il tempo per dedicarsi a faccende più utili per la sua attività.

Quanto alle funzionalità aggiuntive vanno valutate caso per caso. Può servire, ad esempio a un ristoratore, un servizio di prenotazione online del tavolo, così come un hotel può trarre vantaggi dalla prenotazione online della camera.

Tutti questi contenuti possono essere organizzati in queste pagine o aree:

  • Home page, una sorta di sommario del sito;
  • Chi siamo (o chi sono);
  • Servizi, ogni servizio sarà una sottovoce;
  • Prodotti (per gli e-commerce, ogni categoria prodotto sarà una sottovoce);
  • Dove siamo, se è necessario;
  • Contatti.

L’area legale

Anche un sito deve ottemperare ad alcuni obblighi di legge.

Anzitutto c’è la questione della privacy. Un utente, al momento del contatto, oppure quando acquista o prenota qualcosa, lascia i propri dati personali. In questo caso si deve fare riferimento al GDPR, il regolamento europeo in materia di privacy che sancisce, tra le altre cose, l’obbligo di informare l’utente circa il trattamento dei suoi dati personali. A tal fine va redatta una privacy policy, con un link nei form di contatto, vicino a una spunta da mettere obbligatoriamente prima di inviare il messaggio, in cui si informa il visitatore su come verranno utilizzati i suoi dati e sui suoi diritti in materia, ossia quello della richiesta di cancellazione o di esportazione dei dati che ha lasciato. Vanno, naturalmente, citati i riferimenti a un responsabile preposto a cui gli utenti si rivolgono per qualsiasi problema inerente ai dati personali. Questa parte deve essere redatta su misura del proprio sito, in base al tipo e al modo di richiedere i dati personali. Può essere redatta da un commercialista o un avvocato, in alternativa si può usare Iubenda. È decisamente sconsigliato copiare quella presente su altri siti.

Un altro capitolo è l’utilizzo dei cookie, correlato sempre alla questione privacy. I cookie sono delle stringhe testuali che un sito scrive nel browser e che gli altri siti non possono leggere. Quando viene caricata una pagina di quel sito le stringhe vengono lette dal server, il quale compirà determinate operazioni in base al valore del cookie o alla sua mancanza. Un esempio banale è il caso del login in un sito; una volta effettuato l’accesso non sarà necessario rimettere le credenziali quando si carica una pagina poiché il server vede il login avvenuto tramite un cookie. Ci sono cookie tecnici e di profilazione. I primi servono per un buon funzionamento del sito e si distruggono alla chiusura del browser, gli altri permangono anche dopo. Ci deve essere un’informativa, la cookie policy, che spieghi quali cookie vengono utilizzati, a cosa servono e come si possono cancellare. L’utente deve poter scegliere se installare i cookie di profilazione, mentre quelli tecnici possono essere registrati anche senza consenso. Al primo caricamento del sito deve comparire un banner sovraimpressione che rimandi alla privacy policy e alla cookie policy.

Se ci sono delle immagini o altro tipo di opere da tutelare è utile creare una pagina Copyright in cui si esplicita il divieto di utilizzo libero e le condizioni secondo le quali è possibile riutilizzare.

Per gli e-commerce bisogna redarre le condizioni d’uso, dove si spiega come si naviga il sito e cosa può comportare l’interazione, le condizioni di vendita e il diritto di recesso, così da mettere nero su bianco quali sono i diritti del cliente.

Questi sono testi che in genere si mettono; comunque vale sempre il consiglio di rivolgersi a persone competenti in materia per assicurarsi che il sito sia completamente a norma di legge ed evitare problemi.

Parola d’ordine: crederci ed essere originali

In questo articolo ho solamente dato alcuni suggerimenti; non vanno presi come una traccia da seguire con rigidità ma un modello a cui ispirarsi per organizzare al meglio dei contenuti pertinenti al proprio progetto. È, invece, importate essere originali nella proposta: più lo si è, più è facile essere tra i primi. Se apro un negozio che vende gli stessi articoli di altri tre negozi nel paese sono solo uno di quattro, ma se solo io dispongo di quel determinato tipo di merce allora sarò uno di uno. Lo stesso concetto vale per i siti, quindi il contenuto è re ma se è originale è meglio.

Bisogna, anzitutto, credere nel proprio progetto e non farlo affossare prima del lancio; va studiato bene ma la voglia di fare è l’ingrediente più importante. Se lanciarsi può spaventare o suscitare molta incertezza, consultarsi con chi si conosce ed è fidato può aiutare a chiarirsi le idee, anche se non sempre.

Un professionista può essere una figura di riferimento importante nel strutturare al meglio un sito per renderne facile la navigazione, permettendo a un visitatore di trovare quello che cerca in due click (se sono più di due facilmente si stanca).

Concludo l’articolo con un video di Marco Montemagno che spiega come attrarre il lavoro sfruttando l’online: quale risorsa può essere più utile di un sito web?

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